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SUMMARY:Bryan Hunt - Solo Show
DESCRIPTION:Bryan Hunt\nSolo Show \nOpening lunedì 10 agosto 2026\nDalle ore 19.00 alle 21.00 \nIn collaborazione con Thomas Brambilla Gallery \nDep Art Out\, in collaborazione con la Galleria Thomas Brambilla\, è lieta di annunciare la mostra personale dell’artista americano Bryan Hunt (n. 1947)\, che inaugurerà il 10 agosto 2026. \nPer questa mostra\, Hunt ha creato una straordinaria scultura site-specific dal titolo Standing Spiral. L’opera\, alta due metri\, è stata concepita in diretta risposta alla geometria architettonica iconica e primordiale del trullo. \nL’opera presenta una caratteristica base conica che omaggia poeticamente le chiancarelle\, i tradizionali tetti in pietra che definiscono il paesaggio della Valle d’Itria. Hunt mette\, così\, in dialogo la memoria del territorio con i linguaggi dell’astrazione contemporanea\, intrecciando la fluidità tipica della sua ricerca scultorea con questa storica architettura rurale. \nCollocata all’interno del trullo\, la scultura dialoga con i volumi interni\, guidando lo sguardo dello spettatore verso la volta zenitale. \nHunt sovverte la gravità architettonica\, trasformando uno storico simbolo di rifugio rurale in un’eterea ricerca che si sviluppa verso l’alto. L’opera funge da vero e proprio axis mundi\, canalizzando l’energia dello spazio interno e proiettandola verso l’apertura della volta\, in un continuo gioco di tensioni verticali. \nNota biografica \nBryan Hunt (1947\, USA) è da sempre stato interessato all’architettura e all’esplorazione spaziale e ha lavorato come assistente tecnico al Kennedy Space Center e successivamente come disegnatore per un ingegnere meccanico. Nel 1968\, Hunt si trasferì a Los Angeles e studiò all’Otis Art Institute. Continuò a vivere e lavorare a Los Angeles fino al 1976\, e fece parte di una scena dinamica che includeva Allan McCollum\, Lynda Benglis\, Bruce Naumann e Chris Burden. Durante questi anni a Los Angeles\, Hunt produsse un corpus di opere straordinario. La curatrice Sue Scott ha definito il 1974 l’anno cruciale della carriera di Hunt. “In soli dodici mesi\, ha creato cinque importanti sculture che hanno portato il suo lavoro in una nuova direzione\, gettando una solida base per anni di intensa creatività. Queste cinque opere – Empire State with Hindenburg\, Nankow Pass (Wall of China)\, Hoover Dam\, Tower of Babel\, e la prima di una serie di aeronavi – con il loro curioso mix di arte\, scienza\, tecnologia e filosofia erano radicalmente diverse dalle sculture allora esposte in gallerie e musei”. Dagli anni 70 in poi Hunt si è dedicato alla serie iconica degli “Airships” che ha sviluppato grazie al suo interesse per l’architettura e lo spazio. Gli Airships sono formati da strutture a forma di dirigibile e sono montate direttamente a muro\, dando l’impressione di essere sospese nello spazio. \nQueste opere rappresentavano una sfida per i seguaci del Minimalismo e della Land Art e una risposta sofisticata e idiosincratica alla scultura classica e moderna. A seguito di queste prime opere\, Hunt si dedicò ad una serie di sculture che rappresentano i volumi di laghi\, cave e cascate\, che sono diventate iconiche. \nChristoph Brockhaus ha scritto che Hunt “è stato interessato alla struttura superficiale di Rodin\, al dialogo tra scultura e piedistallo di Brancusi\, alle forme geometriche del Costruttivismo e al gesto dell’Espressionismo Astratto”. \nBryan Hunt vive e lavora a New York City. Ha esposto in diversi musei e istituzioni tra cui: The Institute for Art and Urban Resources\, The Clocktower\, New York (1974)\, “Young American Artists” al Solomon R. Guggenheim Museum (1978)\, “made by sculptors” allo Stedelijk Museum\, Amsterdam (1978)\, “Decade in Review” al Whitney Museum of American Art (1979) e “Visionary Images” alla Renaissance Society presso l’Università di Chicago (1979). Il suo lavoro è incluso nelle collezioni museali\, tra cui il Museum of Modern Art\, New York; il Whitney Museum of American Art\, New York; l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden\, Washington; il Los Angeles County Museum of Art; e il Museum of Contemporary Art\, Los Angeles. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo\n+39 388 8550083 \nDep Art OUT – out@depart.it \nThomas Brambilla Gallery \nhttps://www.thomasbrambilla.com/it/\n@thomasbrambillagallery \n Bryan Hunt\nhttps://www.bryanhunt.com\n@bryan9hunt \nL’evento è patrocinato dall’Assessorato alla Cultura della Città di Ceglie Messapica.
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SUMMARY:Beatriz Morales
DESCRIPTION:Beatriz Morales  \nOpening martedì 21 luglio 2026\nDalle ore 19.00 alle 21.00 \nDal 22 al 26 luglio. Su appuntamento \nA cura di Virginie Puertolas-Syn\nIn collaborazione con Giuliana Schiavone \n  \nNell’ambito della rassegna Puglia Art Project il trullo di Dep Art Out è lieto di ospitare un progetto site-specific dell’artista messicana Beatriz Morales. Visitabile su appuntamento dal 22 al 26 luglio 2026. \nPuglia Art Project invita tre artisti contemporanei di rilievo internazionale a confrontarsi con l’identità unica della Puglia: la sua storia millenaria\, il suo paesaggio e il delicato equilibrio tra natura e cultura che ne caratterizza il territorio. A ciascun artista è stata data carta bianca\, offrendo piena libertà creativa per sviluppare un’opera site-specific ispirata agli elementi fondamentali che definiscono questa regione: il mare\, gli alberi e la pietra. \nSviluppato in tre sedi tra Ostuni\, Ceglie Messapica e Carovigno\, il progetto mette in dialogo Beatriz Morales\, Giovanni Ozzola e David Rickard con il territorio pugliese e le sue molteplici stratificazioni: gli uliveti secolari e i muretti a secco\, la memoria messapica e mediterranea\, la luce intensa e il paesaggio costiero. Attraverso un processo di osservazione e ascolto\, gli artisti sono invitati a lasciarsi guidare dai materiali\, dalle storie e dalle atmosfere del Sud Italia\, trasformandoli in nuove forme espressive. \nCurato da Virginie Puertolas-Syn\, Puglia Art Project nasce dalla collaborazione con Copperfield (Londra)\, Galleria Michela Rizzo (Venezia e Milano)\, Suburbia Contemporary (Barcellona e Lipsia)\, Galleria 32 (Carovigno)\, Giuliana Schiavone e Dep Art (Milano e Ceglie Messapica). \nNota biografica \nBeatriz Morales (Città del Messico\, 1981)\, Beatriz Morales vive e lavora tra Berlino e Hidalgo\, in Messico. In gran parte autodidatta\, ha sviluppato una pratica che fonde una sensibilità astratto-espressionista con materiali artigianali tradizionali\, dalle stratificate “pelli” acriliche alla fibra di agave intrecciata. Il colore e il gesto della mancha — la macchia — sono al centro del suo lavoro\, che si è evoluto in installazioni immersive di grande scala. Tra le presentazioni recenti figurano il Museo Frieder Burda\, Baden-Baden\, e una commissione monumentale al museo MACAY di Mérida. La sua monografia Color Archaeology è stata pubblicata da Kerber nel 2021. Tra le mostre recenti: For Your Oceans da Sotheby’s\, Londra; Bienal Sur\, Città del Messico; e Unbound alla Praxis Gallery\, New York. Le sue opere sono presenti in collezioni internazionali. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo\n+39 388 8550083\nout@depart.it \nDep Art OUT – \nVirginie Puertolas-Syn \n@virginie_puertolas_syn \nBeatriz Morales\nwww.beatrizmorales. com \n@beatriz__morales \nL’evento è patrocinato dall’Assessorato alla Cultura della Città di Ceglie Messapica.
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SUMMARY:Stefano Arienti\, Europa Libera
DESCRIPTION:Stefano Arienti\nEuropa Libera  \nA cura di Carmelo Cipriani \nOpening giovedì 2 agosto 2026\nDalle ore 19.00 alle 21.00 \nDep Art Out è lieta di presentare Europa Libera\, il nuovo intervento site-specific di Stefano Arienti\, concepito appositamente per il trullo di Ceglie Messapica\, a cura di Carmelo Cipriani. \nDa oltre trent’anni Stefano Arienti sviluppa una ricerca che mette in relazione immagine\, materia e territorio\, attraverso gesti essenziali di raccolta\, trasformazione e ricomposizione. La sua pratica si fonda sulla capacità di rivelare il potenziale poetico di materiali ordinari e di elementi naturali\, facendo emergere connessioni inattese tra esperienza e rappresentazione. Carte geografiche\, paesaggi\, fenomeni naturali\, memorie dei luoghi e immagini della cultura visiva vengono continuamente reinterpretati\, dando origine a opere in cui non solo il risultato visivo ma lo stesso processo di costruzione diventa uno strumento collettivo di confronto e conoscenza. \nPer Dep Art Out\, Arienti realizza una monumentale mappa politica dell’Europa utilizzando esclusivamente materiali raccolti nel terreno circostante il trullo. Pietre e altri elementi naturali vengono ricomposti in un grande disegno percorribile dal pubblico\, trasformando il suolo in un’immagine. L’opera è pensata come uno spazio da attraversare fisicamente\, nel quale il visitatore entra letteralmente all’interno della geografia europea. Il disegno colloca simbolicamente la Puglia al centro della composizione\, facendo coincidere il trullo con uno dei punti nevralgici della carta. Il luogo che ospita l’intervento diventa il fulcro stesso della rappresentazione\, suggerendo un ribaltamento della prospettiva geografica: l’Europa è ripensata a partire da un luogo concreto\, periferico solo in apparenza\, storicamente affacciato sul Mediterraneo e naturalmente proiettato verso Oriente. \n«L’intervento – sostiene il curatore Carmelo Cipriani – s’inserisce in una linea di ricerca che attraversa da anni il lavoro dell’artista: la costruzione di immagini complesse mediante l’accumulazione di elementi naturali o di recupero\, capaci di conservare la propria identità pur contribuendo a una figura o struttura di valenza collettiva. Ne è un esempio Gocce\, installazione site-specific realizzata nel Museo Nazionale di San Marino\, in cui Arienti ha delineato la geografia d’Europa attraverso una moltitudine di vasetti di vetro. A Ceglie Messapica questa ricerca in cui il materiale non è mai un semplice mezzo espressivo\, ma determina il significato stesso dell’immagine\, trova una declinazione inedita. La pietra sostituisce il vetro\, introducendo una dimensione geologica e storica profondamente radicata nel paesaggio pugliese. Sono le stesse pietre che\, raccolte nei campi nel corso dei secoli\, hanno dato forma ai muri a secco\, ai terrazzamenti e ai trulli\, trasformando un materiale naturale in un elemento identitario del territorio. La mappa dell’Europa nasce così dalla stessa materia che costruisce il paesaggio locale\, mettendo in relazione la scala continentale con quella più intima e quotidiana della campagna murgiana. L’unico elemento cromatico adottato è l’azzurro\, identificativo di mare e cielo\, ma anche della bandiera europea. È una presenza minima ma decisiva\, capace di unire la dimensione naturale del paesaggio con quella simbolica e istituzionale della costruzione europea. Il colore diventa così un segno di appartenenza\, ma anche un invito a riflettere sul significato stesso dell’idea di Europa». \nL’opera ha una connotazione apertamente politica. La carta geografica non viene utilizzata per affermare la stabilità dei confini\, ma per interrogare il ruolo dell’Unione Europea nel presente. Arienti propone un’immagine del continente come spazio condiviso\, fondato sulla responsabilità collettiva più che sull’appartenenza nazionale. L’intervento richiama il valore delle istituzioni sovranazionali come strumenti di cooperazione\, di pace e di mediazione tra i popoli\, contrapponendo la costruzione di una comunità politica solidale alla logica degli imperi e delle opposizioni geopolitiche. Più che disegnare una carta geografica\, Stefano Arienti costruisce una geografia della materia\, nella quale il paesaggio di Ceglie Messapica diventa il punto da cui ripensare l’Europa\, la sua identità e il suo futuro. \nNota biografica \nStefano Arienti (Asola\, Mantova\, 1961) vive e lavora a Milano. Nel 1986 si laurea in Scienze Agrarie con una tesi di virologia. Partecipa alla prima mostra collettiva nel 1985 alla ex fabbrica Brown Boveri\, dove incontra Corrado Levi\, il suo primo maestro. Ha frequentato l’ambiente artistico italiano\, assieme ad altri giovani artisti\, nel momento di rinnovamento successivo alle stagioni dominate dall’Arte Povera e dalla Transavanguardia. La sua ricerca affonda le radici nel gesto manuale e nella sperimentazione tecnica. Collage\, piegatura\, cancellatura o incisione diventano strumenti di trasformazione al pari delle tecniche tradizionali come la pittura o la scultura. Il suo lavoro si nutre di immagini tratte tanto dalla storia dell’arte quanto dalla cultura popolare\, sottoposte a processi di manipolazione e riscrittura. \nHa tenuto una lunga serie di mostre personali in musei e istituzioni d’arte italiane e straniere\, fra cui il MAXXI di Roma\, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino\, le Fondazioni Querini Stampalia e Bevilacqua La Masa di Venezia\, il Palazzo Ducale di Mantova\, la Galleria Civica di Modena\, il Museo d’arte contemporanea Villa Croce di Genova\, i Chiostri di Sant’Eustorgio a Milano e la Galleria Nazionale di San Marino. Negli Stati Uniti: ArtPace San Antonio\, Texas e Isabella Stewart Gardner Museum\, Boston. Ha altresì partecipato a numerose mostre collettive in Italia ed all’estero\, fra cui le Biennali di Venezia\, Istanbul e Gwanjiu. Ha viaggiato soprattutto in Europa\, Nord America e Asia\, partecipando anche a programmi di residenza per artisti negli Stati Uniti\, a San Francisco\, Boston e San Antonio\, in India\, a Nuova Delhi e in Francia\, a Clisson. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti “Giacomo Carrara” di Bergamo e all’Università IUAV di Venezia. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo \nDep Art OUT – out@depart.it | +39 388 8550083 \nStefano Arienti\nwww.stefanoarienti.it \nL’evento è patrocinato dell’Assessorato alla Cultura della Città di Ceglie Messapica
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SUMMARY:Beatriz Morales
DESCRIPTION:Beatriz Morales  \nOpening martedì 21 luglio 2026\nDalle ore 19.00 alle 21.00 \nDal 22 al 26 luglio. Su appuntamento \nA cura di Virginie Puertolas-Syn\nIn collaborazione con Giuliana Schiavone \n  \nNell’ambito della rassegna Puglia Art Project il trullo di Dep Art Out è lieto di ospitare un progetto site-specific dell’artista messicana Beatriz Morales. Visitabile su appuntamento dal 22 al 26 luglio 2026. \nPuglia Art Project invita tre artisti contemporanei di rilievo internazionale a confrontarsi con l’identità unica della Puglia: la sua storia millenaria\, il suo paesaggio e il delicato equilibrio tra natura e cultura che ne caratterizza il territorio. A ciascun artista è stata data carta bianca\, offrendo piena libertà creativa per sviluppare un’opera site-specific ispirata agli elementi fondamentali che definiscono questa regione: il mare\, gli alberi e la pietra. \nSviluppato in tre sedi tra Ostuni\, Ceglie Messapica e Carovigno\, il progetto mette in dialogo Beatriz Morales\, Giovanni Ozzola e David Rickard con il territorio pugliese e le sue molteplici stratificazioni: gli uliveti secolari e i muretti a secco\, la memoria messapica e mediterranea\, la luce intensa e il paesaggio costiero. Attraverso un processo di osservazione e ascolto\, gli artisti sono invitati a lasciarsi guidare dai materiali\, dalle storie e dalle atmosfere del Sud Italia\, trasformandoli in nuove forme espressive. \nCurato da Virginie Puertolas-Syn\, Puglia Art Project nasce dalla collaborazione con Copperfield (Londra)\, Galleria Michela Rizzo (Venezia e Milano)\, Suburbia Contemporary (Barcellona e Lipsia)\, Galleria 32 (Carovigno)\, Giuliana Schiavone e Dep Art (Milano e Ceglie Messapica). \nNota biografica \nBeatriz Morales (Città del Messico\, 1981)\, Beatriz Morales vive e lavora tra Berlino e Hidalgo\, in Messico. In gran parte autodidatta\, ha sviluppato una pratica che fonde una sensibilità astratto-espressionista con materiali artigianali tradizionali\, dalle stratificate “pelli” acriliche alla fibra di agave intrecciata. Il colore e il gesto della mancha — la macchia — sono al centro del suo lavoro\, che si è evoluto in installazioni immersive di grande scala. Tra le presentazioni recenti figurano il Museo Frieder Burda\, Baden-Baden\, e una commissione monumentale al museo MACAY di Mérida. La sua monografia Color Archaeology è stata pubblicata da Kerber nel 2021. Tra le mostre recenti: For Your Oceans da Sotheby’s\, Londra; Bienal Sur\, Città del Messico; e Unbound alla Praxis Gallery\, New York. Le sue opere sono presenti in collezioni internazionali. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo\n+39 388 8550083\nout@depart.it \nDep Art OUT – \nVirginie Puertolas-Syn \n@virginie_puertolas_syn \nBeatriz Morales\nwww.beatrizmorales. com \n@beatriz__morales \nL’evento è patrocinato dall’Assessorato alla Cultura della Città di Ceglie Messapica.
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SUMMARY:Geometria e Natura di Annamaria Gelmi
DESCRIPTION:Annamaria Gelmi\nGEOMETRIA e NATURA\na cura di Federico Sardella\nin collaborazione con LOOM GALLERY\, Milano\nOpening martedì 7 luglio 2026\nDalle ore 19.00 alle 21.00\nDopo la mostra di Alex Dorici\, la stagione estiva 2026 di Dep Art Out prosegue con Geometria e natura\, una mostra dedicata ad Annamaria Gelmi che presenta\, sotto ai coni del trullo di Dep Art Out\, un’installazione site specific concepita appositamente per questo luogo. \nLa mostra\, a cura di Federico Sardella e realizzata in collaborazione con Loom Gallery (Milano)\, si inserisce nella programmazione di Dep Art Out\, confermando la vocazione di questo spazio ad accogliere il lavoro degli artisti stimolandoli a confrontarsi con la sua architettura e favorendo la produzione di opere realizzate sul posto. Qui\, tra muri a secco e cielo aperto\, l’arte non si adagia: si mette alla prova. Il trullo diventa laboratorio\, dispositivo e scena. Un luogo che non solo accoglie\, ma partecipa. \nNasce da questo dialogo l’installazione site specific di Annamaria Gelmi: un lavoro che l’artista stessa ha scelto di considerare un work in progress\, aperto alle possibilità offerte dallo spazio. Il progetto prevede un intervento a terra\, dove sarà collocato uno specchio quadrato circondato da elementi blu-verdi\, in relazione con un’opera sospesa in carta giapponese\, una striscia lunga circa cinque metri realizzata nel 1978. La trasparenza della carta\, sulla cui superficie compaiono tracce di acquerello e gessetti che evocano il fogliame mosso dal vento\, il suo peso quasi inesistente\, la struttura impalpabile e la collocazione aerea\, insieme alla presenza dello specchio che occupa il suolo\, contribuiscono a una ulteriore dilatazione dello spazio. \nCome osserva la stessa artista\, l’opera resta volutamente aperta alle condizioni dell’allestimento: «Questa installazione è da definire in fase di allestimento… la striscia di carta giapponese si può appendere al soffitto\, può essere sospesa in modo che si possa specchiare. Diversamente\, in alternativa potrei aggiungere una catena ugualmente sospesa in corrispondenza del centro dello specchio\, per rendere palpabile una possibile idea di infinito nella profondità…». \nÈ proprio questa apertura il cuore del progetto: l’opera non si chiude prima di nascere. Accoglie l’architettura\, la luce e il movimento delle forme che la circondano. Si adatta\, respira\, decide insieme alle strutture portanti\, nelle quali può arrivare a insinuarsi\, come fosse un’edera. \nNel trullo\, architettura ancestrale simbolo di equilibrio tra uomo e natura\, le opere di Annamaria Gelmi trovano una risonanza inedita. La geometria alla quale\, da sempre\, l’artista si riferisce\, qui non è rigidità\, ma ritmo. È ordine e tensione. Il cerchio della pietra incontra il quadrato dello specchio. La verticale della carta incontra l’orizzonte del suolo\, in un dialogo di forme che non si combattono\, ma si ascoltano. \nGeometria e natura mette così in relazione tempi\, materiali e percezioni: il presente e il passato dell’artista\, la solidità luminosa dei materiali specchianti e l’etereità di quelli sospesi\, la perfezione della forma geometrica e la sostanza vitale della natura. Chi entra nel trullo è invitato a confrontarsi con lo spazio e con il proprio riflesso\, diventando parte dell’opera. \nAnnamaria Gelmi\, con il suo linguaggio rigoroso e poetico\, ci ricorda che natura e geometria non sono opposte. Sono due modi di osservare lo stesso mistero\, due forme attraverso cui si manifesta un medesimo principio di equilibrio e trasformazione. \n\nNota biografica\nAnnamaria Gelmi (Trento\, 1943) vive e lavora a Trento. Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Trento\, all’Accademia di Brera con Cantatore e all’Accademia di Venezia con Saetti\, avvia nel 1968 una ricerca incentrata su plexiglas\, metacrilato e materiali plastici\, creando opere basate su trasparenza\, luce\, ombra e relazione con lo spazio. Negli anni Ottanta introduce il colore e richiami all’architettura classica\, mentre negli anni Novanta tali elementi si trasformano in segni simbolici e in una riflessione sullo spazio come dimensione mentale. Parallelamente realizza sculture e installazioni in ferro\, pietra\, ottone e vetro. Dal 2000 sviluppa soprattutto opere in ferro\, esponendo in musei\, gallerie e istituzioni in Italia e all’estero. Ha partecipato a importanti rassegne internazionali\, tra cui la Biennale di Venezia\, Manifesta 7 e numerose biennali di scultura\, affermandosi come figura significativa dell’arte contemporanea italiana. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo\n+39 388 8550083 \nDep Art OUT | out@depart.it \nLOOMGALLERY\nwww.loomgallery.com | @loom_gallery \nAnnamaria Gelmi\nwww.annamariagelmi.com | @gelmi.annamaria
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SUMMARY:Alex Dorici
DESCRIPTION:Alex Dorici\nInstallation Rope 98 Meters – Slack  \nOpening sabato 27 giugno 2026\nDalle ore 19.30 alle 21.30 \nIn collaborazione con Arte 50\, Cureglia (Svizzera) \nDep Art Out è lieta di presentare Installation Rope 98 Meters – Slack\, progetto inedito di Alex Dorici realizzato appositamente per il trullo di Ceglie Messapica. \nCon questo intervento\, Dorici segna un nuovo capitolo all’interno della serie Installation Rope\, sviluppata negli anni attraverso linee tese\, geometrie rigide e strutture capaci di ridefinire architettura e spazio mediante una forte tensione costruttiva. La poetica di Dorici si fonda sull’idea che lo spazio non sia un contenitore neutro\, ma una materia attiva che si può ri-costruire\, alterare e percepire diversamente.\nNella sua serie più iconica\, la corda diventa una linea spaziale che sostituisce il segno tradizionale del disegno. Grazie a questi progetti necessariamente site-specific le sue opere sono entrate a far parte di collezioni pubbliche e private\, con realizzazioni sia indoor che outdoor. \nNel progetto concepito per Dep Art Out\, l’artista abbandona per la prima volta la rigidità della linea retta per confrontarsi con la curva\, con il peso e con la gravità. La corda non viene più utilizzata come elemento che impone ordine e controllo allo spazio\, ma si lascia attraversare dalla sospensione\, dal cedimento\, dall’instabilità.\nQuesta svolta radicale nasce da un confronto diretto con l’architettura del trullo: uno spazio ancestrale costruito in pietra a secco\, dove dimensione vernacolare e tensione quasi sacrale convivono in equilibrio. Di fronte a una struttura tanto forte e identitaria\, Dorici rinuncia volutamente a qualsiasi gesto monumentale o invasivo\, scegliendo invece una presenza leggera\, organica\, silenziosa\, magicamente sospesa. \nLe corde scendono dalla cupola centrale formando grandi catenarie che attraversano lo spazio in modo libero e instabile. Alcune rimangono a mezz’aria\, una sfiora il pavimento\, un’altra eccede volutamente lasciando parte del cordame disteso a terra. Un nodo sospeso al centro dello spazio può essere raggiunto dal visitatore che\, interagendo con l’opera\, modifica lievemente il disegno e l’equilibrio delle linee. \nLa scelta del bianco nasce dalla volontà di instaurare con il trullo una convivenza visiva discreta: durante il giorno la corda tende a confondersi con l’architettura e con la luce naturale\, generando una relazione sottile fatta di apparizioni\, vuoti e tensioni minime. Questo dialogo appartiene da tempo alla ricerca di Dorici\, in cui la luce non è mai un semplice elemento scenografico\, ma un dispositivo capace di modificare radicalmente il comportamento dell’opera e il rapporto tra presenza e assenza. \nCon l’attivazione delle lampade UV\, l’equilibrio percettivo tra architettura e installazione si ribalta completamente. Se durante il giorno è la corda a lasciare spazio alla forza materica del trullo\, nella dimensione notturna è invece l’architettura a ritirarsi visivamente\, lasciando emergere la presenza luminosa della corda che sembra galleggiare nello spazio come un disegno sospeso e immateriale. \nInstallation Rope 98 Meters – Slack segna così un momento decisivo nella ricerca dell’artista: la linea perde il proprio carattere autoritario e costruttivo per diventare vulnerabile\, mutevole e sensibile alla gravità\, al tempo e alla presenza umana.\nPiù che occupare lo spazio\, l’opera sembra ascoltarlo.
URL:https://staging.inagenda.it/evento/alex-dorici/
LOCATION:Dep Art OUT\, Contrada Ulmo\, Ceglie Messapica\, Brindisi\, Italia
CATEGORIES:Mostre
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