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SUMMARY:Valerie Krause. Formulare il Processo
DESCRIPTION:Valerie Krause \nFormulare il processo \nOpening 30 agosto 2025\nDalle ore 19.00 alle 21.00 \na cura di Roberto Lacarbonara \nIn collaborazione con Rolando Anselmi\, Roma \nNell’opera di Valerie Krause\, ogni rigorosa soluzione formale\, solida e geometrica è sempre provvisoria: è solo una delle possibili organizzazioni della forma e dello spazio. \nIn questo senso il titolo dell’installazione\, ideata per Dep Art Out\, assume un valore ambivalente: “Formulare il processo”\, ovvero giungere a una formula – una struttura algebrica\, calcolabile\, perentoria – ma anche ammettere la provvisorietà\, l’evoluzione del modello\, il processo di trasformazione e rinnovamento. \nUna configurazione che deriva dalla sensibile lettura dell’architettura circolare che ospita la mostra\, la struttura conica del trullo e la sua matrice vernacolare\, spontanea\, nata con funzione di ricovero rurale temporaneo (a partire dalla memoria delle antiche edificazioni a capanna) e dal reperimento di materiale lapideo proveniente dai calcari stratificati e affioranti dei suoli circostanti. \n“Non avevo mai visitato un trullo – afferma l’artista –. Mi sono chiesta: come può il mio lavoro essere appropriato alla forma di un trullo? Questo luogo è così diverso e speciale nella sua struttura\, forma e materialità. Muri spessi\, strutture libere tenute insieme dalla gravità\, un disegno discontinuo dai giunti aperti\, spazi vuoti tra materiali solidi giustapposti nel processo di stratificazione: sono tutti elementi di assoluto rilievo”. \nNella sala centrale dello spazio espositivo\, Krause dispone a pavimento elementi in terracotta dal profilo circolare\, provenienti dall’intersezione di forme concentriche disegnate dall’artista\, in una sorta di proiezione\, migrazione e stratificazione delle linee di perimetro che compongono l’architettura conica. Cerchi che\, disponendosi nello spazio\, collidono e generano frammenti\, conci\, schegge a partire dagli interstizi tra le forme. L’argilla impiegata per la produzione degli elementi scultorei – un ricorso alla materia prima della terra –\, così come la produzione di singole sagome\, ciascuna differente dalle altre\, alludono a un processo di umanizzazione della formula\, una costruzione empirica e\, pertanto\, irregolare e mutevole. L’installazione dell’opera\, inoltre\, rivela una sostanziale disimmetria rispetto alla volumetria centrica dell’edificio: i frammenti sembrano abitare lo spazio\, ruotando al suolo e migrando verso sud\, sul lato sinistro\, dove è posta un’alcova ottenuta dal sottomodulo di un cono minore. \nSul lato opposto Krause dispone una seconda scultura\, prodotta arrotolando una sottile lastra di alluminio perforata. Questa volta\, l’intervento dell’artista rielabora la componente verticale dell’architettura attraverso una soluzione cilindrica che\, dal pavimento\, si erge verso l’alto (si noti che\, nel gergo locale\, “candela” è il nome con cui ci si riferisce alla falsa cupola di copertura del trullo). \nI fori vengono praticati manualmente sulla lastra distesa\, seguendo un movimento spontaneo che l’artista compie sulla superficie. In seguito\, avvolgendo su sé stessa questa “costellazione” di punti\, si giunge a una nuova configurazione di cui non è più possibile prevedere esito e disegno complessivo. \nDall’irradiarsi delle forme in terracotta alla concentrazione del cilindro in alluminio\, emerge la duplice presenza di forze complementari che l’artista convoca nel suo intervento. Una componente energetica che abita lo spazio dell’architettura e che Krause sempre accoglie nella propria ricerca: “l’assenza di qualcosa che dia forma\, le sovrapposizioni di elementi e di stati\, i punti in cui si verificano deviazioni / tensioni\, la combinazione di elementi liberi\, le relazioni tra paesaggio e costruzioni organizzate geometricamente e tecnicamente\, così come la visualizzazione del processo che si inscrive nell’opera e ne determina la configurazione finale sono riflessioni che accompagnano da sempre il mio lavoro”. \nNota biografica \nValerie Krause (Krefeld\, Germania\, 1976) si laurea nel 2007 all’Accademia di Düsseldorf con Didier Vermeiren. Nel 2008\, ottiene ad Art Cologne il Premio “Audi Art Award for New Talents”\, cui segue una mostra personale all’Artothek di Colonia e la pubblicazione di un catalogo monografico. Negli anni successivi\, riceve una borsa di studio dalla Kunststiftung NRW\, dalla Konrad Adenauer Stiftung e dalla Stiftung Kunstfonds. Spazio e movimento sono temi centrali della sua ricerca\, sia nella scultura che in fotografia. Le sue opere sono state esposte in gallerie internazionali\, tra cui la galleria Rolando Anselmi di Berlino e Roma\, la galleria Greta Meert di Bruxelles\, la galleria L21 oggi Florit/Florit di Madrid e Palma di Maiorca e la galleria Heinz Holtmann di Colonia. Ha inoltre partecipato a mostre collettive in istituzioni quali il Museum Kunstpalast di Düsseldorf\, il Bbb Centre Régional D’initiatives Art Contemporain di Tolosa\, il Martin Gropius Bau di Berlino\, il KIT di Düsseldorf\, la Bundeskunsthalle di Bonn\, la Galleria d’Arte Moderna di Palermo e Köln Skulptur 7# nel Skulpturenpark di Colonia. \nIl lavoro di Valerie Krause è presente in importanti collezioni\, tra cui Sammlung Zeitgenossischer Kunst der Bundesrepublik Deutschland\, Konrad Adenauer Stiftung presso Villa la Collina a Cadenabbia e Sammlung des Landes NRW\, Aachen-Kornelimünster. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo\n+39 388 8550083 \nDep Art OUT – out@depart.it \nRolando Anselmi\, Roma\nhttps://www.rolandoanselmi.com/valerie-krause-artist \n@rolandoanselmigalerie \nValerie Krause\n@valerie_krause
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SUMMARY:Alberto Biasi
DESCRIPTION:Alberto Biasi \n Opening 23 agosto 2025\nDalle ore 19.00 alle 21.00 \nA cura di Federico Sardella\nIn collaborazione con Dep Art Gallery\, Milano \n  \nDep Art Out è lieta di annunciare una serata evento dedicata all’artista Alberto Biasi. Sabato 23 agosto\, dalle 19:00 alle 21:00\, il suggestivo trullo — sede estiva della Dep Art Gallery di Milano — ospiterà una selezione di opere della storica serie Trame. L’evento è a cura di Federico Sardella. \nRealizzate tra il 1959 e il 1960\, le Trame nascono dalla sovrapposizione di materiali quali garze\, carte traforate per la bachicoltura e reti metalliche montate su sottili telai in legno. Materiali umili\, reperibili all’epoca in qualsiasi consorzio agrario o ferramenta di paese\, diventano lo strumento con cui Biasi esplora scientificamente la percezione visiva: il disallineamento progressivo delle maglie genera pattern reticolari in continua vibrazione e spettacolari effetti moiré\, rivelando “l’invisibile” che si cela nei fenomeni ottici. \nSe nelle avanguardie degli anni ’60 l’oggetto d’uso comune veniva spesso elevato a feticcio artistico\, l’obiettivo di Biasi è opposto: il punto non è nobilitare la garza\, ma renderla pura interfaccia tra luce e occhio\, regolando il fenomeno attraverso una progressione misurabile di densità e inclinazioni. Il risultato è ogni volta inedito\, capace di trasformarsi ad ogni passo dello spettatore. \nIl dialogo con il trullo si fonda su un sottile gioco di risonanze materiche e strutturali. L’architettura vernacolare\, innalzata “a secco” con candide pietre che si sostengono per forze contrapposte\, segue un pattern preciso ed essenziale. Allo stesso modo\, sin dagli albori\, la tessitura si compone «filo su filo»\, diventando così tenace da servire per vesti\, sacchi o addirittura vele. Se un tempo il trullo era considerato una dimora umile\, oggi stupisce per la sua architettura eccezionalmente solida. Con le sue Trame\, Biasi costruisce perfetti esempi di arte cinetica\, in cui il movimento — soltanto apparente — scaturisce da un magistrale equilibrio tra semplicità costruttiva e complessità percettiva. \nAlberto Biasi (Padova 1937) è tra i pionieri dell’arte cinetica italiana. Cofondatore nel 1959 del Gruppo N\, partecipa alle mostre Nouve Tendances di Zagabria (1961-65) e a The Responsive Eye al MoMA di New York (1965)\, che consacra l’Op Art a livello internazionale. La sua ricerca si sviluppa in cicli quali Trame\, Rilievi ottico-dinamici\, Torsioni e Politipi\, tutti centrati sull’interazione fra luce\, superficie e movimento apparente. Le sue opere figurano in prestigiose collezioni pubbliche: Museum of Modern Art\, New York; Centre Pompidou\, Parigi; Ermitage\, San Pietroburgo; Peggy Guggenheim Collection\, Venezia; Galleria Nazionale d’Arte Moderna\, Roma\, tra molte altre. \nDep Art Out è un luogo fuori dall’ordinario dove l’arte si manifesta in modo innovativo. Il trullo\, icona della Puglia riconosciuta in tutto il mondo\, diventa uno spazio espositivo extra-ordinario\, immerso nelle campagne tra Ceglie Messapica e Martina Franca. \nDep Art OUT\nMF22+MG Ceglie Messapica\, Provincia di Brindisi\nContrada Marangi – Ulmo\n+39 388 8550083 \nDep Art OUT – out@depart.it \nDep Art Gallery\, Milan\nhttps://www.depart.it/ \n@depart_gallery \nAlberto Biasi\nhttps://albertobiasi.it/ \n@albertobiasiofficial
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SUMMARY:Lucio Del pezzo - Dep Art Out
DESCRIPTION:Dep Art Out e Fondazione Marconi sono lieti di annunciare una serata evento dedicata all’artista Lucio Del Pezzo. Domenica 3 agosto dalle 19 alle 21 il suggestivo trullo\, sede estiva della Dep Art Gallery di Milano\, ospiterà una scultura dell’artista napoletano. L’evento è a cura di Veronica Recchia. \nConosciuto per aver sviluppato un linguaggio artistico in cui pittura\, scultura\, oggetti del quotidiano e simboli si intrecciano in un curioso dialogo visivo\, Lucio Del Pezzo\, napoletano per nascita e formazione\, insieme a Biasi\, Di Bello\, e altri\, è tra i fondatori del Gruppo 58 e della rivista “Documento Sud”. \nLa mostra rende omaggio a uno dei temi portanti della ricerca artistica di Del Pezzo: il Casellario. Introdotto nelle sue pitture-sculture già all’inizio degli anni Sessanta\, questo elemento diventa una delle cifre distintive del suo linguaggio\, trovando una sua prima espressione autonoma e compiuta nel 1968 nell’opera Visual Box. \nProprio la sua origine partenopea rappresenta la chiave di lettura fondamentale per comprendere la sua visione artistica. Napoli\, crogiolo di culture e tradizioni\, città colta\, misteriosa e magica\, diventa terreno fertile da cui attingere per lo sviluppo di una propria poetica di linguaggio. Durante questa prima fase di sperimentazione le opere di Del Pezzo\, dal sapore neodadaista\, si popolano di simboli\, oggetti trovati\, reliquie\, rifiuti intrappolati al di sotto di una spessa patina di colore a olio. \nSono poi gli studi di archeologia compiuti in Grecia\, l’esperienza parigina\, durante la quale l’artista viene profondamente influenzato dalla componente onirica del surrealismo\, e il trasferimento agli inizi degli anni Sessanta a Milano a orientare la sua ricerca verso una maggiore esaltazione delle forme e degli elementi oggettuali. \nPur restando centrale\, l’elemento simbolico viene ora ordinato all’interno di strutture rigorose. Le varie forme\, inizialmente disposte libere su mensole\, vengono successivamente incasellate in griglie\, compartimenti\, spazi organizzati. È in questo contesto che nasce il Casellario\, dispositivo compositivo all’interno del quale\, come un abile archeologo\, l’artista colloca ed organizza i suoi reperti. Al nucleo iconografico delle prime ricerche si integrano\, in maniera sempre più consapevole\, forme rubate dalla pittura di de Chirico\, apparati decorativi di matrice liberty\, strutture geometriche e volumi architettonici. A queste componenti si affiancano suggestioni formali provenienti dall’arte egizia e bizantina\, rielaborate da Del Pezzo non come semplici citazioni\, ma come elementi attivi di un alfabeto autonomo. \nCosì anche nell’opera Visual Box e nei quattro piccoli casellari esposti in mostra; sfere\, cilindri\, ed elementi curvilinei vengono accostati a piramidi\, clessidre\, colonne tortili e volumi decorativi che appartengono al mondo metafisico e surrealista. \nQueste opere richiamano alla mente l’immaginario del bestiario o dell’erbario medievale\, in cui elementi eterogenei venivano raccolti e custoditi come testimonianze del meraviglioso e dell’ignoto. Tuttavia\, a differenza di quei repertori\, nei lavori di Del Pezzo non esiste una classificazione scientifica o sistematica\, ma gli oggetti si dispongono giocosamente seguendo le regole del caso. \nIl Casellario è per l’artista un archivio di memorie\, dove ogni compartimento custodisce frammenti di tempo\, ricordi e suggestioni. Il Casellario è un alfabeto visivo\, un linguaggio che si rinnova di continuo e che consente personali e molteplici letture.
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SUMMARY:Maja Marx -Dep Art Out
DESCRIPTION:Maja Marx (nata nel 1977) è un’artista sudafricana che vive e lavora a Città del Capo. Esponente dell’arte astratta contemporanea\, concepisce la pittura come un’attivazione ottica della superficie. Ha esposto in numerose mostre sia in Sudafrica che a livello internazionale\, tra cui la sua più recente personale\, Skin of the Eye (2023)\, la sesta presso la galleria WHATIFTHEWORLD\, e la collettiva Fallow Ground (2025) a cura di Reservoir Project\, ospitata da Spaced Out\, Gut Kerkow in collaborazione con PSM\, Berlino. \nPer questa speciale occasione\, Maja Marx presenterà un’installazione site-specific\, concepita appositamente per dialogare con la suggestiva cornice del trullo\, una struttura tradizionale in pietra splendidamente restaurata\, emblematica dell’architettura e della storia della regione. Un’opera che attraverserà per intero il trullo fino a riformularne la spazialità interna\, sondando al contempo le possibilità installative della pittura. Il lavoro incarna il concetto di narrazione che si dispiega\, evocando un viaggio nel tempo e nel paesaggio. \nWhen Pink was Yellow fa parte di un’indagine poetica sul flusso del pensiero durante la quiete dell’atto pittorico. Esso affonda le radici in un interesse poetico per la voce e il linguaggio\, più specificatamente su come l’idea di voce si traduca in astrazione visiva e su come il suono venga descritto usando il linguaggio del colore. \nUna singola linea rosa attraversa la lunghezza del rotolo ocra\, un punto di riferimento per il dispiegarsi di questa superficie nel tempo. La linea si intensifica fino a formare un velo ottico\, allo stesso tempo solido e trasparente. La superficie vibra in uno spazio ottico intermedio tra rosa e giallo\, due colori distinti per l’occhio\, ma simili nel tono. L’artista immagina la sua pittura entrare nello spazio del trullo come un pensiero\, fluttuando come fa una voce\, appena prima di lasciare le labbra. \n“Mi immagino mentre porto il rotolo all’interno del Trullo. Srotolandolo in quello spazio cranico\, come se vi portassi un pensiero. Immagino quell’interno cavernoso come l’interno della bocca – e il rotolo che si srotola lì dentro come una lingua. Sospeso a mezz’aria come una voce\, una frase che non ha ancora lasciato le labbra”. \nI dipinti di Maja Marx sono essenzialmente iper-attivazioni della superficie. Marx inizia mappando composizioni “trovate” sulla sua tela\, e poi lascia che questo processo di trascrizione proliferi in forma autonoma. Una volta che il campo ottico di ogni tela prende vita\, Marx usa l’atto del dipingere per “fissare” letteralmente se stessa sulla tela: ogni strato di pittura\, ogni coinvolgimento reagisce agli strati sottostanti\, diventando ricchi campi autoreferenziali in cui l’atto fisico dello sguardo è in primo piano; superfici che vengono lette\, guardate e fissate contemporaneamente. \nLa mostra si terrà in un’unica serata\, sabato 26 luglio\, dalle 19:00 alle 21:00\, con il format One Night Only in collaborazione con WHATIFTHEWORLD\, Città del Capo – Sudafrica\, a cura di Carmelo Cipriani.
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